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"Vi invito a condividere ferventi preghiere per la Siria"

da Attualità

del 05 settembre 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

 

La situazione 

          La situazione del paese, sta peggiorando, le ultime notizie riferiscono che Aleppo e Damasco e dintorni sono attaccate e bombardate. La carenza di carburante, elettricità, acqua, pane, gas, benzina e auto, oltre alle paralisi dei mercati e alla disoccupazione, si aggiunge alla mancanza di sicurezza e al caos. Le comunicazioni elettroniche sono diventate difficili. La situazione economica generale peggiora a vista d’occhio, a causa della chiusura di fabbriche e attività e della conseguente dilagante disoccupazione.

          Più di 30.000 persone sono state uccise, i feriti sono circa 200.000 feriti, con migliaia di famiglie tra sfollati e rifugiati. Si è innescata la violenza, con omicidi, rapimenti, atti di vandalismo, saccheggi, incendio degli edifici governativi e impianti di pubblica utilità. La violenza ha sconvolto e ridotto in frantumi il tessuto demografico e l’antica convivenza.

          Assistiamo ad un fenomeno senza precedenti in Siria, il rapimento di persone. Fortunato chi riesce a negoziare il riscatto. Inoltre, ci sono i blocchi stradali che diverse fazioni o individui hanno messo su quasi tutte le autostrade siriane. Questo rende ogni viaggio molto rischioso e ha creato uno stato di orrore, disgusto e grande incertezza. Migliaia di persone hanno perso la casa, molti hanno urgente bisogno di cure mediche e di aiuti umanitari.

          Dalla metà di marzo del 2011, la Siria, che è nota al mondo per la sua ricca storia, la cultura ed il sano ed esemplare pluralismo, sta vivendo oggi un caos senza precedenti. In questo momento non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel. Siamo molto tristi, preoccupati e sfiduciati per quello che sta succedendo in Siria nel corso dell'ultimo anno e mezzo. Anche se manteniamo la speranza che una soluzione pacifica verrà trovata.

       Vi invito a condividere con me ferventi preghiere per una soluzione pacifica della crisi siriana, per la sicurezza e la stabilità.  

Sfollati e rifugiati

       Ormai si contano circa un milione e mezzo tra sfollati e rifugiati. La maggior parte degli sfollati interni ha cercato rifugio nelle città di Damasco e Aleppo, e nelle zone montagnose intorno a Homs e Hama, zona in cui hanno avuto inizio gli scontri. Gli sfollati sono stati ospitati in scuole e strutture pubbliche. Per le migliaia di famiglie sfollate la situazione è drammatica, molti hanno urgente bisogno di cure mediche e aiuti alimentari, ma gli aiuti umanitari hanno difficoltà a essere recapitati e sono ancora scarsi. Oltre 300.000 siriani sono già approdati nei 4 campi profughi costruiti nei paesi confinanti.

       In questa fase è quanto mai importante sostenere le minoranze religiose, fornendo assistenza specifica e contribuendo ad alleviare lo stato di incertezza dettato dalla sempre più frequente perdita del lavoro e dall’acuirsi degli scontri che attualmente coinvolgono i loro quartieri. La fuga all’estero delle minoranze religiose autoctone priverebbe la futura Siria del suo pluralismo religioso, sociale e culturale con il ruolo che questo comporta nel processo di democratizzazione e nel recupero di una convivenza pacifica.

I Salesiani di Don Bosco in Siria

 

          I Salesiani cercano di realizzare attività di sostegno alle famiglie di sfollati nelle città di Damasco, Aleppo e Kafroun con particolare riguardo ai bambini e ai giovani. Promuovono attività ricreative ed educative nelle scuole e negli altri istituti e centri di accoglienza che ospitano gli sfollati.

          Molte scuole e strutture educative e ricreative di Aleppo e Damasco sono state utilizzate per accogliere gli sfollati provenienti dalle campagne e dai quartieri più colpiti dagli scontri. In queste strutture i bambini e i giovani portano avanti una vita basata sulla ricerca della sussistenza, senza attività votate al ristabilimento di alcuni elementi di normalità quali le attività didattiche. Negli ultimi tempi le strutture Salesiane sono rimaste senza beneficiari a causa degli scontri che hanno impedito ai giovani di raggiungerle. Le attività svolte dai salesiani e dai collaboratori, in queste scuole e strutture educative, sarebbero attività didattiche e ricreative quotidiane, organizzate secondo le necessità dei diversi gruppi e delle diverse fasce di età.

          Si compiono attività di sostegno alle minoranze cristiane, volte al loro sostentamento nella fase di emergenza e indirizzate a migliorare lo stato di insicurezza in cui versano le famiglie e ad evitare la loro fuga dal paese. Tutto è finalizzato a sostenerle nella ricerca di un alloggio, a procurare loro alimenti, vestiario, materiale didattico e medicine.

          Oltre a tutti questi impegni, è da rilevare che attualmente le comunità salesiane presenti  in Siria aprono ogni sera i loro centri, per accogliere familiarmente tutti quelli che lo desiderano, scambiando momenti di fraternità, di sostegno reciproco e di sentita preghiera compartecipata.

E ora, qui di seguito, desidero offrire una descrizione delle nostre tre presenze in Siria nelle loro abituali attività, prima dello scoppio della crisi e dei suoi sconvolgimenti.

I Salesiani ad Aleppo

 

          La comunità salesiana è composta da 4 confratelli e un prenovizio. L’Oratorio-Centro Giovanile è frequentato da molti ragazzi e giovani: circa 450 cristiani di vari riti, soprattutto nelle giornate di venerdì, sabato e domenica. Negli altri giorni, eccetto il lunedì, è aperto per alcune attività particolari (allenamenti, gruppi) e per tutti coloro che lo desiderano. La casa di Aleppo è stata scelta da alcuni anni come comunità di accoglienza vocazionale per aspiranti e prenovizi dell’ispettoria. Inoltre è sede di un centro di cooperatori salesiani.

 

          La comunità è anche impegnata nella pastorale universitaria, con due proposte settimanali: l’incontro formativo e la Messa. Ci sono poi altre proposte di carattere formativo, ricreativo e liturgico nel corso dell’anno.

 

          La comunità è inoltre impegnata nell’assistenza spirituale e sociale ai carcerati con la Messa festiva in carcere ogni 15 giorni. A Natale e a Pasqua si organizza la visita dei parenti dei carcerati. Con l’aiuto di alcuni collaboratori, si cerca di venire incontro anche alle varie necessità materiali che si presentano (aiuto economico, pratiche legali, ecc.).

I Salesiani a Kafroun

          Dopo la decisione dell’anno 2008 di sospendere la comunità religiosa e di affidare alla comunità di Aleppo la gestione dell’opera.

          La casa è aperta in estate per i campeggi e i gruppi, con la presenza stabile di 2 confratelli inviati dall’Ispettore; proposta di “Estate Ragazzi” per i ragazzi e i giovani del luogo; giornata di animazione e di festa almeno 2 volte all’anno, in occasione del Natale e della Pasqua; possibile apertura della casa anche durante l’anno per gruppi scelti (gruppi salesiani da Siria e Libano o altri gruppi ecclesiali.

I Salesiani a Damasco

          La comunità salesiana è composta da 4 confratelli, che animano l’Oratorio-Centro Giovanile frequentato da molti ragazzi e giovani. Sono circa 350 cristiani, provenienti da vari quartieri della città e di diversi riti, soprattutto nelle due giornate festive di venerdì e domenica. Negli altri giorni è aperto dalle 16.30 alle 22.30 per tutti coloro che lo desiderano, ad eccezione del lunedì. Al mercoledì pomeriggio è previsto l’incontro con gli universitari. Al venerdì mattina è stato avviato un Corso di formazione per nuovi catechisti. Al venerdì pomeriggio c’è la catechesi per i ragazzi delle elementari e delle medie, mentre al sabato pomeriggio è per i ragazzi della scuola superiore. La domenica pomeriggio si celebra la Messa per i ragazzi, i giovani e le famiglie.

          La comunità è anche impegnata nel lavoro con i profughi irakeni. Si tratta di un centro educativo per circa 100 ragazzi e ragazze dalla prima elementare fino alla terza media, ragazzi che hanno lasciato la scuola per vari motivi, dando loro istruzione scolastica, culturale, religiosa.

          La comunità è inoltre impegnata nell’assistenza spirituale alle due comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice/FMA (scuola e oratorio), con la Messa quotidiana e con altri servizi occasionali. È assicurata l’assistenza spirituale ai malati del vicino ospedale.

          La comunità è infine impegnata nella cura della casa di Maarra Sidnaya. Dall’inizio questa casa è stata pensata, in stretta dipendenza da Damasco, come casa di spiritualità per giovani e adulti.

Testimonianze dei nostri giovani a Damasco e Aleppo - Estate 2012

          I giovani siriani stanno vivendo oggi un’esperienza dolorosa e insolita, che sta lasciando tracce nella loro vita, nei loro sentimenti e anche nei loro sogni. Perciò Don Munir El Rai ha tenuto due incontri con la “Gioventù Don BOSCO” sia ad Aleppo che a Damasco, trattando il tema:  "Come vivi questa crisi ?  Quali sono i suoi effetti positivi e negativi sulla tua vita?".

          La discussione ha provocato il racconto di varie esperienze personali vissute dai giovani. Con sincerità hanno esposto come le vicende hanno marcato la loro vita. 

          Tra gli elementi positivi emersi dalla crisi, secondo un giovane, si è intensificata la vicinanza di Dio e la percezione delle sue grazie. Un altro pensa che gli eventi hanno offerto una lezione di fede, di sacrificio e di carità verso tutti. In generale, tutti pensano che gli eventi li hanno portati a capire l’importanza della preghiera e a comprendere di più come si dovrebbe vivere da giovane cristiano anche nel tempo di difficoltà. Sentire il dolore dell’altro, il crescente desiderio di aiutare e lo spirito comunitario sono i risultati più importanti prodotti dalla crisi. Inoltre i giovani hanno cominciato ad apprezzare le loro famiglie, passando più tempo assieme in casa.

          D’altra parte, tutti hanno esperimentato un interesse alla vita politica, al punto che non c'è nessuno, bambino, giovane o adulto, che non ne parli. Ma non solo, é cresciuto un forte senso patriottico, inducendo tutti a conoscere il valore della pace, ormai diventata la priorità e l’invocazione principale, soprattutto nelle preghiere. 

          Nonostante tutti questi effetti positivi citati dai giovani, la crisi ha certo lasciato anche le sue conseguenze negative. Ciò ha toccato specialmente i bambini e i giovani, che si stanno abituando alla violenza con tutti i suoi aspetti dolorosi e brutali, mentre sentono ogni giorno i boati delle esplosioni. Spiega Rania, una giovane del “Gruppo Don Bosco” di Aleppo: “Mi fa male vedere i bambini crescere con queste brutte immagini, senza sicurezza, presi da una paura costante”.

          È proprio la paura l’elemento negativo più grave che è emerso. Oggi la sentono tutti e in modo permanente: paura di perdere una persona cara, come é già successo ad alcuni; paura del futuro con tutte le sue eventualità; paura dell’ignoto o semplice paura di trovarsi proprio in mezzo ai pericoli. Per di più i giovani si trovano adesso ad affrontare una grossa difficoltà economica. Tanti hanno perso il lavoro e non riescono a trovare una nuova opportunità.

          Purtroppo la crisi, secondo Nawras del centro giovanile di Damasco, ha mostrato che ci manca la cultura del dialogo.  Tante volte non rispettiamo l'opinione dell’altro, come se ci fosse un divario che ci separa.

          Chiaramente la morte è una dei più brutti elementi negativi, soprattutto la morte degli innocenti, specie se causata dall’odio tra la gente. Una ragazza dice: “Prima sentivamo di vivere in autentica convivenza e in vera integrazione nella società. Oggi invece parliamo di fazioni e spieghiamo ai bambini che cosa è il settarismo!”.

          Come figli di Don Bosco, abbiamo una missione educatrice piena di sfide educative. In particolare: costruire la pace e la coesistenza pacifica, sostenere il dialogo, rifiutare la violenza, respingere l’odio, ossia, l’educazione “del buon cristiano e dell’onesto cittadino” (Don Bosco).

 

Don Munir El Rai Ispettore  dei Salesiani nel Medio Oriente  30 Agosto 2012

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