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Il ministro Giovanardi assicura: decollerà la cultura del volontariato

da Servizio Civile

del 01 gennaio 2002

Più di 12 mila volontari al lavoro (l’80% circa dei posti a disposizione), su 1.223 progetti che hanno richiesto un impegno superiore ai 12 milioni di ore annue, e che corrisponde a un impatto economico quantificabile in una cifra che oscilla tra 135 e 164 milioni di euro. Un lavoro che ha permesso di servire circa 100 mila persone. Sono le cifre, relative al 2003, della Cnesc (Conferenza nazionale enti per il servizio civile), che ha di recente presentato il suo sesto Rapporto sul Servizio civile in Italia. La Cnesc, che raggruppa le maggiori realtà che si occupano di servizio civile (dalle Acli all’Arci, dall’Anpas alla Caritas, dai sindacati a Legacoop alle associazioni ambientaliste), ha avviato una collaborazione con l’Istituto per la ricerca sociale (Irs) di Milano, e grazie anche al lavoro dell’istituto ha potuto quest’anno fornire anche una misura dell’ impatto economico del servizio civile sul territorio e sugli enti presso i quali si svolge.

Dai dati raccolti con l’indagine sul campo è emerso che sono stati 12.319 i volontari che nel corso del 2003 hanno prestato servizio fra le fila degli enti della Conferenza. Essi hanno ricoperto, in media, una percentuale pari all’80% circa dei 15.491 posti complessivamente resi disponibili dall’Ufficio nazionale del servizio civile. Le domande di servizio civile volontario presentate agli enti della Cnesc sono state invece 18.380 (valore superiore di circa il 19% rispetto al totale dei posti da coprire).

Il monte orario complessivamente fornito dall’insieme dei volontari è stato superiore ai 12 milioni di ore annue, con un ammontare medio per singolo volontario pari a 985 ore. A tale impegno corrisponde un importante impatto economico, quantificabile, attraverso stime prudenziali, in un intervallo di valori compreso fra 135 e 164 milioni di euro. Il lavoro dei volontari ha permesso di servire quasi 100.000 persone.

Signor Ministro, con il 2005 cessa la leva obbligatoria per il servizio militare e con essa l’obiezione di coscienza. Al suo posto è nato il servizio civile volontario. Che futuro potrà avere quest’ultimo?

«Il futuro del servizio civile nazionale è collegato a una cultura del volontariato che noi vogliamo alimentare nei giovani; dal 1° gennaio 2005 questo sistema, costituzionalmente pensato in difesa della patria, verrà esercitato volontariamente dai giovani che sceglieranno di servire la patria o nelle forze armate o nelle forze non armate, cioè nel servizio civile nazionale. Un aspetto questo sottolineato da una recentissima sentenza della Corte Costituzionale che ha elevato il servizio civile nazionale a strumento per l’attuazione del principio costituzionale della difesa della patria che, ha sottolineato la Corte, può avvenire anche attraverso l’assistenza agli anziani, agli handicappati, ai tossicodipendenti, come pure attraverso la tutela dei beni culturali e ambientali e la protezione civile, che sono i campi di impegno del servizio civile nazionale. Io spero in un futuro positivo e se devo stare ai dati e alle domande che sono pervenute e all’entusiasmo delle ragazze, che sono state le protagoniste del servizio civile nazionale, pensando che dal 1° gennaio 2005 anche i ragazzi potranno fare domanda come volontari nel servizio civile nazionale, spero che questa cultura del volontariato sia tale da fare decollare ancora di più questo strumento».

La nuova legge sul servizio civile volontario, su quali valori si basa?

«Su un duplice principio che abbiamo sintetizzato nello spot: Il servizio civile cambia la tua vita e cambia la vita degli altri. Lo abbiamo detto al Santo Padre; lo ripete il capo dello Stato che non si stanca di esaltare questo strumento; lo abbiamo scritto sul francobollo celebrativo: l’anno di volontariato fa crescere i ragazzi e le ragazze perché li mette a contatto con ambienti nuovi, con i settori di volontariato, con la responsabilità di una funzione seria da svolgere per un anno e, dall’altro lato, cambia la vita degli altri perché i volontari svolgono funzioni essenziali per aiutare le persone in difficoltà, per costituire un sistema di protezione civile nel nostro paese e per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale. Quindi una doppia finalità: formativa per chi fa il servizio e di grande utilità sociale».

Il servizio civile volontario sarà orientato verso l’area sociale, la tutela dell’ambiente e del territorio e l’attività culturale e di protezione civile. Con quali criteri avete scelto queste aree e non altre?

«È stato il Parlamento, con la legge 64 del 2001, a determinare i campi di azione del servizio civile nazionale. Sul territorio poi saranno gli enti di volontariato, i comuni, gli enti pubblici a offrire ai giovani progetti ai quali aderire; in questi tre anni abbiamo potuto constatare che gli enti sono stati in grado di fornire progetti variegati che hanno coperto interamente le aree di potenziale intervento del servizio civile, sia in Italia che all’estero: è importante ricordare che il servizio civile nazionale può essere fatto anche in progetti che si svolgono all’estero».

In questa esperienza quanto intende investire il governo?

«Questo è il problema che dobbiamo affrontare. Dalle prime decine di volontari siamo arrivati quest’anno a quasi sessantamila domande: è nato quindi un problema economico. Finora siamo riusciti a far fronte anche con residui di bilancio: la spesa per gli obiettori di coscienza (che ci sono ancora quest’anno) e per le ragazze del servizio civile nazionale raggiunge circa centoventi milioni di euro l’anno. Per mantenere nel 2005 almeno trentamila giovani, è l’obiettivo che ci siamo prefissati, bisogna raddoppiare questo capitale di bilancio portandolo a duecentoquaranta milioni di euro; la legge infatti prevede che un volontario percepisca circa quattrocentocinquanta euro al mese: una somma molto superiore a quelle che pigliavano gli obiettori di coscienza».

Quindi dovrete fare una selezione. Con quali criteri?

«Ci baseremo sulla qualità dei progetti, facendo graduatorie e facendo passare quelli di maggiore utilità. Puntiamo sulla qualità, quindi approveremo progetti che abbiano un’alta funzione sociale e che facciano sperimentare ai giovani un anno di impegno costruttivo e formativo».

Il fatto di avere così tante domande fa pensare bene dei nostri giovani...

«Fa pensare bene, sì. C’è ancora uno squilibrio tra il Meridione e il Settentrione. Mentre il fenomeno degli obiettori di coscienza era massimo al nord e minimo al sud, adesso il volontariato è, viceversa, massimo al sud e minimo al nord, per evidenti ragioni sociali diverse. Questo dato fa nascere qualche dubbio sulla vocazione alla obiezione di coscienza e su quelli che l¹esercitavano... Devo dire, però, che l’obiezione di coscienza ha rappresentato un serbatoio enorme di professionalità e di capacità in questi ultimi dieci anni, di cui il nostro Paese non può fare a meno. Prima di concludere vorrei aggiungere una cosa, a proposito di cultura del volontariato: io voglio abbattere gli steccati. Sia quest’anno che l’anno scorso abbiamo fatto sfilare, su richiesta degli enti e col consenso del Capo dello Stato, le nostre volontarie impegnate nella protezione civile alla festa della Repubblica del 2 giugno. Questo proprio per abbattere gli steccati; per significare che le ragazze e i ragazzi che scelgono di fare il carabiniere o l’alpino o l¹aviatore o il servizio civile nazionale nell’assistenza agli anziani, devono essere coetanei che si sentono impegnati sullo stesso fronte della volontarietà e della solidarietà. Oggi non c¹è più tra di loro un steccato o una contrapposizione: una ragazza che fa il carabiniere, in seguito può anche fare un anno di servizio civile nazionale; e un ragazzo che fa il servizio civile nazionale, dopo può benissimo fare il poliziotto. Ecco, cultura del volontariato significa che ci sono dei giovani che volontariamente dedicano un anno della loro vita al servizio degli altri».

http://www.toscanaoggi.it www.palazzochigi.it/servizi/conferenze/ram/15-05-2002-0945.ram

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