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Droga: è allarme!

del 22 novembre 2018

«Occorre un'alleanza con famiglie, scuole, parrocchie e istituzioni», dice Franco Gabrielli, 58 anni, già responsabile della Digos di Roma, dei Servizi segreti interni, della Protezione civile e prefetto di Roma...

 

Il mostro è di nuovo tra noi: nel nostro Paese si torna a morire per overdose. Dal primo gennaio al 16 novembre hanno perso la vita 223 persone, 183 uomini e 40 donne, età media 38 anni, più italiani che stranieri. Già il 2017 ci aveva consegnato brutti segnali: l'anno scorso, l'Italia ha registrato 294 decessi legati a sostanze stupefacenti, il 9,7% in più rispetto al 2016. L'eroina ha ricominciato a uccidere. Chi ha deciso di rompere l'assordante silenzio che circonda il problema è Franco Gabrielli, 58 anni, toscano di Montignoso (Massa Carrara), già responsabile dei Servizi segreti interni, capo della Protezione civile nazionale, prefetto di Roma, dal 29 aprile 2016 alla guida della Polizia e direttore generale della Pubblica sicurezza. 

«Da tempo abbiamo registrato un allarmante ritorno del consumo di droghe nel nostro Paese e più in generale in Europa. La posizione centrale nel Mar Mediterraneo e la conformazione geografica di oltre ottomila chilometri di coste fanno dell'Italia una delle principali porte di ingresso per le sostanze stupefacenti destinate al mercato europeo», afferma Gabrielli in una lunga intervista che Famiglia Cristiana pubblica nel numero in edicola da  giovedì 22 novembre e in parrocchia sabato 24 e domenica 25 (in cui vengono affrontati anche altri temi scottanti, di stretta attualità: terrorismo, violenza sulle donne, migranti, sicurezza nelle città). «La rotta balcanica, in particolare, con le sue diverse diramazioni attraverso Iran e Turchia, continua a essere considerata la principale direttrice mondiale per il traffico di oppiacei in Europa. Infine, lo specchio d'acque ionio-adriatico si rivela un hub strategico per l'importazione all'interno dei confini europei di cocaina ed eroina. Sempre più consistenti sono, inoltre, i sequestri di droghe sintetiche che da tempo costituiscono un nuovo filone di guadagno per le organizzazioni criminali e nuovi appaiono essere anche i canali di approvvigionamento e di distribuzione». Le più recenti indagini di Polizia, spiega Gabrielli, documentano il cambiamento di un mercato in continua evoluzione: «Le grandi organizzazioni criminali e i piccoli spacciatori hanno scoperto le grandi potenzialità offerte dalle rete internet. Abbiamo intercettato, specie nel deep web, o dark web, aree virtuali in cui i trafficanti, garantiti da software che rendono "anonimi", propongono black market per la vendita di sostanze stupefacenti, precursori e farmaci dopanti»

L'emergenza droga è stata anche discussa nel corso dell'ultimo Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza il 23 ottobre: al termine dei lavori, precisa Gabrielli, «è stata stabilita l'emanazione di una specifica direttiva per sensibilizzare le forze di Polizia su una efficace e coordinata azione di contrasto». Ma la repressione non basta. E il primo a dirlo è proprio Franco Gabrielli: «Il consumo di sostanze stupefacenti non può essere ridotto a un mero problema di Polizia e come tale arginato da misure di controllo del territorio o di natura repressiva. Si tratta di un fenomeno sociale che testimonia un profondo malessere, in particolare tra i giovani, che deve essere affrontato armonicamente da tutte le istituzioni e attori sociali, dalle famiglie agli insegnanti, dalle parrocchie agli enti locali e alla politica in generale. Devono essere posti in campo programmi che coinvolgano innanzitutto le scuole, primo luogo di socializzazione dei giovani. In questo senso, grazie a una iniziativa fortemente voluta dal ministro Salvini, stiamo sperimentando con il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nuovi modelli di prevenzione avviati già dall'inizio dell'anno scolastico col programma "Scuole sicure"». 

 

Alberto Chiara

http://www.famigliacristiana.it/

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