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Campolavoro Missionario 2018

del 14 agosto 2018

Dal 22 al 28 luglio si è svolto il campolavoro organizzato dall’Animazione missionaria del MGS Triveneto presso l’eremo San Giorgio di Bardolino e la Comunità DAB di Albarè. ...

 

L’esperienza ha visto coinvolti numerosi ragazzi provenienti da varie realtà del Triveneto, che - con le loro mani - hanno sistemato, riordinato e reso più bello l’ambiente in cui si sono inseriti.

L’esperienza, rivolta soprattutto a ragazzi dai 14 ai 18 anni, è iniziata con un momento di gioco e di allegria, per conoscersi meglio, nel pomeriggio di domenica 22 presso la canonica di Caprino Veronese in cui i ragazzi erano alloggiati, i quali – dopo una bella pizza insieme – sono tornati a divertirsi con una serata all’insegna della festa.

Al mattino del lunedì sono iniziate le giornate di “lavoro” e di servizio, per cui ci si è spostati con i pulmini presso l’eremo Camaldolese di Bardolino, un posto incantevole su un colle con una magnifica panoramica sul lago di Garda. Ad attenderci c’era il Priore della Comunità degli eremiti benedettini, Padre Giovanni, il quale ci ha fatto fare visita dei luoghi e, assieme a Padre Lorenzo, ci ha poi spiegato i lavori da fare ed è così che – divisi per gruppi – abbiamo cominciato la nostra opera di servizio che ci ha visti impegnati per tre giorni. C’era chi ha tolto tutte le erbacce del piazzale antistante la Chiesa, chi ha raccolto la Lavanda, chi ha ripulito dalle foglie secche tutto il giardino della Chiesa, chi ha ripulito tutta la scalinata che portava al monte della croce, chi ha riordinato tutto il negozio dei prodotti tipici del monastero... insomma per tre giorni (lunedì, giovedì e venerdì) abbiamo reso l’eremo più bello e accogliente, in modo tale da permettere ai pellegrini (numerosi) che vengono a cercare momenti di pace e di preghiera, la possibilità di trovare un luogo ancor più ospitale.

La giornata di martedì ha visto invece i ragazzi ospiti presso la comunità per minori difficili e non accompagnati seguita dal salesiano don Paolo Bolognani ad Albarè, il quale ci ha in un primo momento accolto e spiegato tutto il lavoro di solidarietà e di servizio che fa – assieme a numerosi volontari – nel cercare di aiutare i poveri della zona; poi ci ha presentato i lavori da fare per cui -  divisi per gruppetti, abbiamo cominciato a sistemare alcuni ambienti della comunità, a sistemare gli infissi della casa, la zona del pollaio, e soprattutto a sistemare e suddividere il cibo che è poi stato portato alle diverse famiglie in difficoltà della zona. Dopo questa intensa giornata, passata insieme ai ragazzi della comunità, i ragazzi sono tornati a casa molto felici, ma con ancora tanta energia per il gioco serale presso il parco di Caprino Veronese.

In mezzo a queste giornate di lavoro non poteva mancare una giornata di riposo al Lago. Ed è così che il mercoledì siamo scesi a Bardolino e da lì, a piedi, abbiamo raggiunto la cittadina di Garda, dopo un’ora di cammino presso il lungo lago, in cui abbiamo trovato un incantevole posto dove fermarci per stare insieme a nuotare, giocare e riposare.

La serata dello stesso giorno abbiamo invece visto un film che ci ha fatto riflettere sul tema della missione: “Un giorno devi andare”. Il film parla di una ragazza che decide di andarsene in Amazzonia per sfuggire da una situazione dolorosa, ma lì, in mezzo agli indigeni, ritrova il senso della vita.

Le giornate di Giovedì e di Venerdì sono state, come dicevamo sopra, sempre all’insegna del lavoro presso l’eremo camaldolese intervallate da pranzi davvero sontuosi preparati dai monaci i quali – con la loro semplicità – ci hanno mostrato come è bello vivere la regola benedettina dell’Ora et Labora.

La giornata conclusiva di sabato non poteva non finire con un pellegrinaggio al santuario della Madonna della Corona. Un santuario che si trova in un luogo davvero suggestivo, incavato nella roccia, dove abbiamo celebrato la messa di ringraziamento e affidato a Maria il nostro lavoro, chiedendo di essere missionari del servizio concreto nella Chiesa.

Terminiamo questo articolo con una breve riflessione di un ragazzo che ha partecipato al campolavoro, il quale si esprime in questi termini:

“Chi non serve, non serve”. Mettersi in gioco e rimboccarsi le maniche è il primo strumento per vivere un esperienza di servizio verso chi ne ha bisogno, ma soprattutto per accrescere in se stessi quel bisogno di non fermarsi ad un esperienza ma di trovare ogni giorno qualcosa per cui rendersi disponibili agli altri senza avere rimorsi e senza voler qualcosa in cambio. Il campolavoro è stata un’esperienza che non ha molto da essere raccontata perché quello che si vive nel servizio di questo genere è poco teorico e molto pratico e chi lo vive può solo mostrare i frutti di questa esperienza ed essi raccontano tutto.

 

E.Z.

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