BIOGRAFIE MISSIONARIE: DON CARLO BRAGA

del 16 giugno 2017

Di lui è avviata la causa di beatificazione, nella convinzione che la Famiglia Salesiana e la Chiesa che è in Cina e nelle Filippine riconoscono in don Carlo Braga un esempio di vita missionaria da imitare e da seguire; un modello di vita evangelica vissuta per il bene dei fratelli e di santità, segno della paterna bontà di Dio.
 

Un’amicizia tutta salesiana

Pochi giorni prima della sua morte (3 gennaio 1971), parlando ai novizi di Canlubang (Filippine), il cuore di don Carlo fa un gran balzo indietro di nostalgia. Si rivede ragazzetto a Sondrio, nell’Istituto Salesiano: era stato incaricato di prendersi cura della cameretta di don Rua, primo successore di don Bosco, di passaggio in quella città. Gli si era presentato felice e don Rua gli aveva preso le mani e, tenendole strette nelle sue, gli aveva sussurrato, con un timbro di voce indimenticabile: «Carlo, Carlo, noi staremo sempre insieme». Quello sguardo gli aveva perforato l’anima come un raggio di luce. 

Dall’Italia alla Cina 

Nato a Tirano, in provincia di Sondrio, il 23 maggio 1889, rimane orfano di madre fin da fanciullo. Gli piace il clima di famiglia sperimentato nella casa salesiana di Sondrio; si affeziona a don Bosco e alla sua missione e decide di stare per sempre con lui. A diciassette anni fa i voti religiosi e a Torino compie i suoi studi di filosofia nel Liceo di Valsalice, dove ha come insegnanti don Cimatti, futuro apostolo del Giappone, e don Cojazzi, conosciutissimo apostolo dei giovani. Sull’Italia intanto si abbatte la guerra; il giovane Carlo Braga viene raggiunto dalla cartolina precetto e inviato al fronte: tre anni di vita dura e rischiosa in trincea. Alla fine della guerra viene colpito dall’epidemia della spagnola: fa voto a Maria Ausiliatrice che se si salva sarebbe partito missionario per la Cina. Raggiunge a Shiu Chow, nel sud della Cina, il vescovo salesiano e primo martire, monsignor Luigi Versiglia, che intuisce subito le doti educative di don Braga e gli affida la direzione della «Don Bosco Middle School». Don Braga vi esplica tutte le sue attività pedagogiche, musicali, educative, ricreative. Ne fa un vivaio di vocazioni, un terreno di collaudo per il lancio dei missionari nel fronte fluido del Regno di Dio, un luogo di rodaggio per i catechisti cinesi nei villaggi pagani. 

Ispettore salesiano

Don Braga, all’età di 40 anni è chiamato a sostituire l’ispettore salesiano don Canazei, eletto vescovo. Il nuovo Ispettore letteralmente esplode di slancio missionario: conosce la lingua e i costumi cinesi, intreccia una fitta rete di amicizie e di conoscenze, utilizza le belle doti che gli ha dato il Signore, ama i giovani come pochissimi altri, è imbevuto fino all’osso di ottimismo e di spirito salesiano. Le missioni salesiane della Cina sotto la sua direzione conoscono un’improvvisa epoca d’oro e una fioritura rigogliosa: l’orfanotrofio e le scuole a Macao, a Hong Kong sorgono cinque grandi e modernissime scuole con una popolazione scolastica di circa 10.000 allievi. 
Si spinge coraggiosamente nel nord della Cina e impianta l’opera salesiana nella capitale Pechino: l’opera è per gli orfani, per i ragazzi poveri e abbandonati che in quegli anni vagano numerosissimi nelle strade o muoiono di fame. A Pechino si realizza il sogno profetico di don Bosco che molti anni prima aveva visto i Salesiani insediarsi in quella vastissima capitale.
 
Una lampada che arde e che splende 


Era ormai ispettore da vent’anni, quando si abbatte sulla Cina la tremenda bufera comunista. Don Braga si trova nell’occhio del ciclone. Il comunismo spazza via tutto. Su suggerimento del Rettor Maggiore don Pietro Ricaldone, don Braga dirotta il suo lavoro verso il sud-est asiatico e in tre anni dà inizio all’opera salesiana nelle Filippine. Incoraggia la bontà e l’allegria dovunque va. Conserva una santa amicizia per tutte le famiglie dei confratelli, dei benefattori e degli alunni. Durante tutto il suo lungo apostolato in cui dà vita a così tante istituzioni rimane sempre povero, ma ha il dono divino di circondarsi di amici e benefattori sia in Cina sia nelle Filippine, che condividono volontariamente e generosamente ciò che Dio aveva loro donato. Incanta tutti con la sua generosità e con la sua gratitudine, dettate dal suo grande cuore. Alla base di tutte queste straordinarie qualità ed imprese da lui compiute c’è un lato sconosciuto, ma che indubbiamente costituisce la forza che lo rende il buon Padre che tutti conoscono: la sua intima unione con Dio, il suo amore per Gesù, una volontà segreta di donarsi al Signore come olocausto. 
Don Braga ha 63 anni e sente che è tempo di tirare i remi in barca. La sua lampada, rimasta sempre accesa in mezzo alle tempeste, dà una luce sempre più spirituale. Come semplice confratello si dedica a un’opera più fine: quella di confessore dei giovani e di direttore spirituale di anime consacrate. Aveva partecipato a sette Capitoli Generali della Società Salesiana, portandovi una nota tutta sua di entusiasmo, di gioia e di ottimismo; conosceva la Congregazione come i vecchi salesiani della scuola di don Bosco; era stato un pioniere del Regno di Dio. Poteva quindi dire sorridendo ai giovani novizi filippini che pensava al Paradiso come se già lo possedesse. 
Il Signore volle che la sua morte lasciasse la stessa impressione che egli aveva sempre trasmesso in vita: sempre allegro, pronto a tutto, osservante nei suoi doveri religiosi e sempre puntuale dovunque lo chiamasse il dovere. E così, alle 5,30 del mattino del 3 gennaio 1971, solennità dell’Epifania in cui si commemora il Missionario di tutte le nazioni, questo missionario dinamico rende la sua anima a Dio. 
Di lui è avviata la causa di beatificazione, nella convinzione che la Famiglia Salesiana e la Chiesa che è in Cina e nelle Filippine riconoscono in don Carlo Braga un esempio di vita missionaria da imitare e da seguire; un modello di vita evangelica vissuta per il bene dei fratelli e di santità, segno della paterna bontà di Dio.
 
Un testimone d’eccezione

“Noi eravamo lì, in piedi, e lui era seduto. Mia madre si sedette davanti a lui. Io restai in piedi. Mia madre iniziò a parlare. Invece di perorare la sua causa e vendere al meglio la sua merce, iniziò a mettere in guardia il suo cliente: «Guardi, padre, questo ragazzino non è più tanto bravo. Forse non è adatto per essere accettato qui. Io non vorrei che lei fosse ingannato. Ah, sapesse quanto mi ha fatto disperare in quest’ultimo anno! Non sapevo proprio cosa fare. E se farà disperare anche voi qui, me lo dica pure, che io verrò a riprenderlo subito».
Don Braga diceva che di cinese sapeva tre dialetti: ma li parlava tutti e tre insieme. Certamente il shanghaiese non era il suo forte. Invece di rispondere mi guardava negli occhi. Io pure lo guardavo, ma a testa bassa. Mi sentivo un imputato, anziché difeso dal mio avvocato. Ma il giudice era dalla mia parte. Con lo sguardo mi ha profondamente capito subito e meglio di tutte le spiegazioni di mia madre. Egli stesso, scrivendomi parecchi anni più tardi, si applicava le parole del vangelo: «Intuitus, dilexit eum» («Fissatolo, lo amò»). E da quel giorno non ebbi più dubbi sulla mia vocazione”. Così il futuro cardinale Joseph Zen, racconta il suo incontro con don Braga e l’inizio della sua storia vocazionale.

 

 

don Pierluigi Cameroni

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