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A proposito di libertà di culto...

del 17 gennaio 2019

La persecuzione anti-cristiana nel mondo cresce in termini assoluti e cresce anche il numero dei paesi nel mondo dove si verifica: su 150 paesi monitorati dalla ricerca, 73 hanno mostrato livelli di persecuzione...

 

La libertà di espressione e di culto dovrebbe essere una delle preziose conquiste della civiltà, ma i dati dell’ennesimo report sulla persecuzione ai danni dei cristiani nel mondo sono, a dir poco, allarmanti. A lanciare la nuova mappa della persecuzione anticristiana è Porte Aperte, (portale di informazione evangelica) che ha pubblicato la World Watch List 2019, relativa al periodo di riferimento che va dal 1 novembre 2017 al 31 ottobre 2018. Nella nuova lista dei primi 50 paesi dove maggiormente si perseguitano i cristiani al mondo il dato che suscita sgomento è il seguente: la persecuzione anti-cristiana nel mondo cresce in termini assoluti e cresce anche il numero dei paesi nel mondo dove si verifica. Sono saliti ad oltre 245 milioni i cristiani perseguitati, sostanzialmente 1 cristiano ogni 9 subisce un livello alto di persecuzione a causa della propria fede.

Sui 150 paesi monitorati dalla ricerca, 73 hanno mostrato un livello di persecuzione definibile alta, molto alta o estrema (punteggio superiore a 41), mentre l’anno scorso erano 58. Il numero di cristiani uccisi per ragioni legate alla fede sale da 3.066 dello scorso anno a 4.305 del 2018. La Nigeria ancora in cima alla lista come terra di massacri per mano soprattutto degli allevatori islamici Fulani, oltre che dei terroristi Boko Haram. Si contano infatti 3.731 cristiani uccisi in questa nazione, con villaggi completamente abbandonati dai cristiani, che alimentano il fenomeno degli sfollati interni e dei profughi.

Undici nazioni rivelano una persecuzione definibile estrema. Al primo posto troviamo ancora la Corea del Nord, che, nonostante lo scongelamento delle relazioni seguito al vertice Trump-Kim Jong Un, non offre segnali di miglioramento. In questo Paese si stimano tra i 50 e i 70 mila i cristiani detenuti nei campi di lavoro a causa della loro confessione. Anche Afghanistan (2°) e Somalia (3°) totalizzano un punteggio superiore ai 90, a causa della radicalizzazione islamica e di una atavica condizione di instabilità generale. La Libia (4°), Stato diviso e fragile, peggiora leggermente: il blocco ulteriore dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo comporta che molti cristiani in fuga dai disordini e dalle persecuzioni dell’Africa subsahariana rimangano bloccati in questo paese, rendendoli più vulnerabili a pressioni o violenze. La cronaca in Pakistan (5°), vedi il caso di Asia Bibi e i seguenti disordini, ha dimostrato ancora una volta il motivo per cui questa nazione si trovi ai vertici della WWList, con aggressioni, ingiusti incarceramenti, sentenze di pena di morte per blasfemia ed almeno 28 assassini documentati di cristiani. Alla voce incarceramenti si registrano 3.150 cristiani arrestati, condannati e detenuti senza processo, poco meno del doppio del 2017.

È da sottolineare che questi dati sono solo quelli verificati, pertanto potrebbe essere presente una percentuale più alta di casi non ufficializzati sia nell’ambito degli assassini che degli incarceramenti. Sono invece 1.847 le chiese (ed edifici cristiani direttamente collegati ad esse) attaccati nello stesso periodo.

Continua l’involuzione della situazione in Asia, dove includendo il Medio Oriente addirittura 1 cristiano ogni 3 è definibile perseguitato. Ad accelerare questo processo è il peggioramento della situazione in Cina, risalita al 27° e al primo posto per incarceramenti di cristiani, e in India, la quale dall’ascesa al potere del Primo Ministro Modi è stata scenario di un costante aggravamento della condizione dei cristiani, fino ad entrare nella top 10 della WWL 2019.

Anche in tutto il vicino Nord Africa peggiora la condizione dei cristiani: oltre alla Libia, allarmano le chiusure di chiese in Algeria (22°), gli episodi di violenza in Egitto (16°), il malcontento generale in Tunisia (37°) e la ricomparsa del Marocco (35° – era uscito dalla WWList nel 2014). Rimangono preoccupanti le situazioni in Medio Oriente (in particolare in Siria 11°), nella Penisola Araba (soprattutto nello Yemen 8°) e nel Corno d’Africa, dove l’accordo Etiopia-Eritrea per ora non ha migliorato la condizione dei cristiani.

 

Redazione Punto Famiglia

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